"L'archeologo inglese Millingen credette che non Ares dovesse leggersi nel testo del poeta, ma Aghes o Aghe, com'era scritto sulla moneta, e che tale parola stesse a significare proprio la fonte purificatrice di Terina. La quale sorgente doveva essere, secondo il Lenormant, l'acqua delle nostre Terme" (avendo l'illustre archeologo francese ubicato Terina a S. Eufemia Vecchia ed identificato, altresì, il fiume Bagni con l'Ocinaros di Licofrone).
Insomma, "da Aghe ad Angae il passo sarebbe brevissimo!".

Il Senatore ed archeologo Orsi, in Notizie Scavi, 1921, condividendo l'ipotesi del Lenormant, ribadisce testualmente: "Le Terme di Sambiase, ubicate dove la fiumara esce dalla gola dei monti, furono conosciute anche nell'antichità per i loro effetti salutari, e tutto induce a credere s'abbiano a identificare con le Aquae Angae di cui vi è anche un ricordo nella bella monetazione terinese". Il Raoul-Rochette è invece d'avviso che nessuna scorrezione ci fu nel testo del poeta calcidese; che l'Ares doveva essere Ares e che l'Aghe della moneta non poteva essere altro che una parte del nome dell'incisore. A prova, riporta le stesse lettere Aghe, che si leggono in una moneta dei Metapontini.

A fianco dell'Abbazia di S. Eufemia, del luogo, cioè, dove il Lenormant farebbe sorgere Terina, ci scorre il Piscirò, le cui acque non hanno mai avuto che la sola virtù di irrigare la campagna vicina, e la gran disgrazia di portarvi la malaria. Caronte dista da S. Eufemia Vecchia ben 5 chilometri e le sue acque si scaricano nel Bagni, che è quello che passa davvero a fianco delle sorgenti solforose e forma, così, un solo corso d'acqua. Non, dunque, due corsi separati: l'uno, l'Ares, che lavava colle sue acque purificatrici la tomba di Ligea, e l'altro, l'Ocinaro, che inondava impetuoso il sepolcro di lei".

Secondo E. Ciaceri (La Alessandra di Licofrone. Testo, traduzione e commento, Catania, 1901), l'appellativo Ares va riferito al fiume Ocinaro: "i fiumi e i torrenti davano agli antichi l'immagine del toro, e quindi le divinità fluviali erano rappresentate come tori colla faccia umana o come giovinetti col capo adorno di piccole corna. E qui il poeta immagina l'Ocinaro come dio fluviale, che accarezzi colle sue acque il sepolcro di Ligea". La traduzione in prosa (versi 726-731) è la seguente:

E Ligea intanto sarà sbalzata presso Terina sputando acqua di mare; e i naviganti la seppelliranno nella sabbiosa spiaggia presso le rapide correnti dell'Ocinaro; e questo, forte nume dalla fronte cornuta, colle sue acque bagnerà il sepolcro e tergerà il busto dell'alata fanciulla.

"L'Ocinaro, per conto nostro, non ha a che fare col torrente Bagni, né le Terme Caronte coll'acqua salutare della moneta".

In definitiva, "la moneta raffigurante l'acqua che esce dalla bocca del leone non prova che quest'acqua dovesse essere proprio medicinale: è una semplice congettura, come "ingegnosissima congettura" fu quella del Millingen, che volle correggere in Aghe l'Ares del testo del poeta calcidese, attribuendo l'errore allo scoliaste di Licofrone".


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