Oggi sappiamo, dagli scavi effettuati in località Iardino di Renda, nelle vicinanze di S. Eufemia Vetere, che i resti della città antica scoperti sono proprio quelli della mitica Terina (la Vetus Civitas menzionata da Roberto il Guiscardo nel Diploma di fondazione dell'Abbazia di S. Eufemia del 1062), a conferma di quanto l'illustre glottologo prof. Giovanni Alessio dell'Università di Napoli sosteneva in uno studio pubblicato sull'Almanacco Calabrese del 1958 dal titolo La Sirena Ligea e l'antica Terina, individuando nello Zinnavo (dal greco Ocinaro) il fiume che bagnava il sepolcro di Ligea.

Sgombrato il campo da falsi condizionamenti, possiamo tranquillamente affermare che il termine Aque Ange richiama, linguisticamente, il termine Angitola. Significative, a questo riguardo, le incisioni, rispettivamente, del 1624 denominata Brutii Agri Descriptio firmata da Nicolaus Geilkerck e tratta dall'Italia Antiqua del Cluverio, del 1659 denominata Campania, Samnium, Apulia, Lucania, Brutii, Cum Conterminis Regionibus tratta sempre dall'Italia Antiqua del Cluverio, del 1699 denominata Magna Graecia idest Apulia, Messapia, Lucania, et Brutii firmata da F. Bertin e tratta dalle Tabulae geographicae, quibus universa geographia vetus continentur del Seminario Vescovile di Padova in cui compaiono, tra i fiumi Lamato ed Angitola, alcuni laghetti con la dicitura Aquae Angitiae.

Dalla interpolazione dei dati risulta che la sequenza Ad fl. Sabatum - Ad Turres dell'Itinerario Antonino corrisponde a 18 miglia mentre il tratto Temsa - Aque Ange della Tabula Peutingeriana misura complessivamente 25 miglia. Ciò sta a significare che lo stabilimento termale noto come Aque Ange deve essere collocato 5 miglia dopo la statio Ad Turres, precisamente in località Ellade di Acconia dove sorgono i ruderi delle Terme romane.


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