La frequentazione del territorio lametino in tutte le fasi dell'Età neolitica è attestata dal ritrovamento di una grande quantità di frammenti ceramici dalle caratteristiche decorazioni; infatti è soprattutto sulla forma dei vasi e sulla tecnica usata per decorarli che si basa la suddivisione del Neolitico. Il momento più antico è rappresentato a Casella di Maida, Acconia e San Pietro Lametino dalla corrente culturale della ceramica impressa, ottenuta, nella fase arcaica, con decorazioni semplici che ricoprono disordinatamente la superficie dei vasi (tacche, unghiate); nella fase evoluta, con impressioni più elaborate (rombi, cerchi, zig-zag, organizzati a formare più bande orizzontali), attribuibili al cosiddetto "stile di Stentinello" (dall'omonima località presso Siracusa): esemplari così sono stati individuati nella zona di Acconia e San Pietro Lametino.

La corrente culturale della ceramica dipinta dello "stile di Serra d'Alto" (loc. presso Matera) caratterizza invece il Neolitico medio. Frammenti ceramici con questo stile sono stati raccolti, per ora, solo a Piano di Curinga. Ceramica monocroma con anse a rocchetto "dello stile di Diana" (contrada di Lipari) testimonia l'attività umana presso Acconia nel Neolitico recente. A partire dagli ultimi secoli del V millennio a.C., agli strumenti in pietra e osso si associano anche quelli in ossidiana, la nuova materia prima che dalle isole Eolie (1) veniva smerciata attraverso la Calabria fino alla Puglia.

Abbondante quantità di questo materiale è stata raccolta un po' dovunque nella Piana Lametina, in modo particolare a Casella di Maida. La facilità con cui si poteva scheggiare questo vetro vulcanico permise di ricavare da esso strumenti leggeri con funzioni diverse: raschiatoi, bulini, grattatoi, lame, cuspidi di freccia). Il livello tecnico raggiunto dai neolitici consentì loro di ottenere, in aggiunta alla ceramica, anche altre invenzioni:
- la levigatura della pietra: con le pietre levigate vi si fabbricavano asce e accette (alcuni esemplari sono stati recuperati a Casella di Maida e presso Acconia), che servivano per disboscare o lavorare il legno, oltre che per la difesa;
- l'impiego della macina: macinelli a mano e macine, recuperati presso Acconia, venivano utilizzati per macinare i cereali: resti vegetali attestano in modo certo la coltura dell'orzo in territorio di Curinga-Acconia;
- l'arte della tessitura: il rinvenimento di fusaiole in terracotta testimonia, sempre nella zona di Acconia, questa nuova e importante attività.


Casella di Maida: strumenti in ossidiana (Neolitico)

Area quindi particolarmente interessante quella di Curinga-Acconia, relativamente al periodo in questione, degna in futuro di ulteriori attenzioni da parte degli studiosi. Le ricerche nel Lametino, infatti, sono state finora modeste. Alle sporadiche indagini, nel corso degli anni Sessanta e Settanta, si sono aggiunti nel 1974 i primi veri studi, effettuati dall'archeologo A. J. Ammermann. Questi portarono all'individuazione nel territorio di Acconia di alcuni insediamenti preistorici di età variabile dai settemila anni dal presente (Neolitico a ceramica impressa) a cinquemila anni circa dal presente (Età del rame). Mediante la disposizione sul suolo sabbioso dei frammenti di intonaco delle pareti Ammermann riuscì a localizzare diverse strutture abitative ed a ipotizzare l'esistenza di capanne rettangolari con focolare probabilmente esterno. Dopo una lunga parentesi, finalmente negli anni 1992 e 1993 due nuove campagne sono state condotte dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria sulla duna di Acconia. Qui sono state scavate due piccole aree, distanti tra loro duecento metri.


Casella di Maida: punte di freccia in ossidiana (Neolitico)

Nella zona A si individuava un abitato neolitico costituito da capanne che avevano sostegni in legno e pareti di frasche intonacate con argilla; sul terreno si raccoglievano frammenti di vasi in terracotta, alcuni dei quali decorati nello "stile di Stentinello", strumenti in selce e ossidiana, accette levigate e fusaiole in terracotta.

Nell'area B i preistorici hanno lasciato tracce della loro presenza in loco nel Neolitico finale individuabili mediante strumenti in selce e ossidiana ed un consistente numero di frammenti ceramici; le abitazioni in capanna erano documentate da buchi di pali e da strutture di focolare. Lo scavo ha accertato la frequentazione umana in questo settore anche nell'Età del rame e del ferro, fino a circa quattromila anni fa.


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