Il recupero ed il restauro
a cura dell'arch. Nicola Purri (condirettore dei lavori)

Sorto durante la dominazione Normanna alla fine dell'XI sec., appartenne, fino agli anni di Federico II, all'Abbazia Benedettina di S. Eufemia. L'Imperatore, che sembra aver soggiornato a Nicastro nell'agosto del 1225, rilevò il Castello dai possessi dell'Abbazia nel 1239. Esso fu iscritto nella lista dei Castra Exempla, cioè nell'elenco soggetto direttamente all'autorità del re e divenne una delle sedi del tesoro di stato. In esso venivano custoditi i proventi delle tassazioni del distretto territoriale che comprendeva la Calabria e la parte orientale della Sicilia. Con l'arrivo degli Angioini (1266), il Castello tornò ad essere possesso dell'Abbazia di S. Eufemia ed agli inizi del 1500, dopo un periodo di diretto controllo degli Aragonesi, divenne proprietà dei Caracciolo (1501-1607) e poi dei D'Aquino (1607-1799). Occupa la sommità di un rilievo che domina la città di Nicastro e tutta la piana di Lamezia. Nel 1992 il Comune di Lamezia Terme ottiene un finanziamento (Fondi F.E.R.S. della C.E.E.) per il suo restauro su progetto generale redatto dall'Arch. Domenico Massimo. L'Amministrazione nomina direttori dei lavori gli architetti Domenico Massimo e Nicola Purri, ingegnere capo l'arch. Caterina Vitetti e coadiuvatore il geometra Pietro Giampà, entrambi dell'Ufficio Tecnico Comunale.


Castello di Nicastro e chiesa di S. Teodoro

In avvio del lavoro iniziano una serie dì incontri con la Soprintendenza Archeo-logica della Calabria e con quella dei Monumenti, dai quali emerge la comune volontà, divenuta poi obiettivo, che il restauro del Castello nelle sue diversi fasi, cioè dalla diagnostica all'esecuzione degli interventi, divenisse il risultato della collaborazione di diverse figure professionali (direttore dei lavori, archeologi, geologi e geotecnici, specialisti di consolidamento di ruderi, specialisti in restauro di murature antiche) e che tutte queste figure professionali, coordinate dai direttori dei lavori, operassero sotto la supervisione delle Soprintendenze che sono gli enti proposti alla tutela e salvaguardia dei monumenti. Il tipo di restauro impostato è naturalmente di tipo "conservativo", intendendo per restauro conservativo quell'insieme di interventi (consolidamento di muratura, perforazioni armate, integrazione di murature, stilatura dì giunti, iniezione dì miscela dì restauro, cuci e scuci, protezione delle sommità delle murature, restauro intonaci etc.) che tende a mantenere l'esistente e cioè a interrompere (ritardare il più possibile) il processo di naturale degrado del monumento. Non è prevista la ricostruzione di porzioni consistenti di murature, ma solo piccole integrazioni, riconoscibili, che hanno scopo consolidante.

Come accennato, la prima fase del lavoro, che è stata in buona parte conclusa, ha riguardato una serie di indagini che hanno permesso di avere un quadro abbastanza completo dello stato di salute del monumento (diagnostica). Queste indagini sono prioritarie a qualsiasi tipo di intervento e tanto più sono complete tanto adeguati e corretti saranno gli interventi di restauro successivi sia sotto il profilo storico-monumentale che tecnico-scientifico. Nel nostro caso le indagini di seguito descritte sono state svolte con la collaborazione di specialisti dei vari settori.


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