La prima indagine eseguita su tutta la zona espropriata (Castello con i terreni liberi intorno) è stata l'indagine botanica per individuare specie e generi presenti sul sito. L'indagine è servita a catalogare le specie pregiate da proteggere e quelle infestanti da eliminare tramite il "diserbo selettivo sistemico" effettuato con prodotti specifici non dannosi agli uomini e agli animali, ed inoltre a capire l'azione esercitata dalle varie specie botaniche sulle murature, e valutare il tipo di intervento adatto per l'estirpazione, in quanto le radici delle piante esercitano sulle murature in genere un effetto disgregante nel lungo tempo, ma aggregante nel tempo breve e quindi la morte rapida di alcune piante, se non controllate, potrebbe provocare crolli di muratura. Il diserbo è stato eseguito in due fasi, uno generale prima ed uno successivo dopo sei mesi per il ritocco dei ricacci, ed ha comportato l'uso dei rocciatori per diserbare le piante infestanti sulle sommità delle mura più alte.


Castello (Torri A, B, C)

Dopo il diserbo, quando le murature emergenti del Castello erano ormai ben visibili, è stato eseguito il rilievo grafico e fotografico richiesto come documentazione dello stato di fatto dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria. I rilievi (generali di tutto il castello, planimetria con curve di livello, profili delle murature a diversa scala, rilievi filologici di campioni di murature, rilevamento pietra per pietra del Maschio, quadro fessurativo) sono stati eseguiti da un tecnico incaricato con l'apporto di strumenti topografici e fotografici e sono stati poi utilizzati anche per il calcolo degli interventi di consolidamento soprattutto per il Maschio. Sulle murature sono state eseguite indagini per valutarne la resistenza, sono state svolte sia sul posto attraverso l'inserimento di martinetti piatti, sia in laboratorio sottoponendo a prova di compressione e di trazione campioni di muratura asportati dai ruderi; i risultati ottenuti sono stati positivi perché hanno dato valori di resistenza molto alti.

E' stata poi analizzata la composizione di diverse campionature di malte per individuarne i componenti e poter studiare successivamente modalità di consolidamento, ed anche i materiali da usare per la composizione delle malte di restauro che debbono essere compatibili con quelle esistenti. Lo scavo archeologico è stato e continuerà ad essere un momento fondamentale del lavoro perché, oltre ad essere indispensabile per la conoscenza del monumento, ha permesso dì coinvolgere nel lavoro un gran numero di cittadini. Infatti lo scavo, diretto da archeologi mediovalisti, si è svolto con l'aiuto di numerosi volontari delle Scuole (Liceo Scientifico e Classico) e da gruppi che operano nel Centro Storico (Scout, parrocchiani delle Chiese di S. Teodoro e S. Lucia). La partecipazione ai lavori di scavo avvicina i cittadini al monumento e fa sì che il suo recupero non diventi solo un'operazione tecnica, ma anche culturale e sociale per la città.


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