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Panedigrano From brigand to best friend of Queen Carolina Paragraph and images extracted from the books "Conflenti" by Vincenzo Villella A partire dall'anno 1797, a coronamento della campagna napoleonica d'Italia, sorsero le cosiddette repubbliche giacobine. Nel 1798 sorse la repubblica romana: il vecchio pontefice Pio VI fu costretto a fuggire da Roma e a rifugiarsi nel Regno di Napoli. Il re di Napoli, con l'aiuto inglese e sollecitato dal papa, si mosse contro la repubblica romana e riuscì a cacciare momentaneamente i francesi da Roma. Alla notizia della perdita di Roma, il Direttorio francese dichiarò guerra al Regno di Napoli. Il generale Championnet, con la sua armata, il 23 gennaio 1799 entrò in Campania e occupò Napoli, proclamando la repubblica partenopea. Pio VI fu fatto prigioniero e trasportato in Francia dove morì poco dopo. La famiglia reale, a bordo di una nave inglese, era già fuggita in Sicilia. La notizia della proclamazione della repubblica partenopea si diffuse rapidamente in tutto il Regno di Napoli e furono moltissimi anche in Calabria i paesi in cui si propagò l'entusiasmo repubblicano. In tutte le piazze fu piantato l'albero della libertà. Appena quattro giorni dopo la proclamazione della repubblica partenopea, il re Ferdinando a Palermo accolse con favore e soddisfazione un audace piano messo su dal cardinale calabrese Fabrizio Ruffo (di S. Lucido) per riconquistare il regno perduto. Nominato Vicario Generale, il cardinale sbarcò in Calabria nel febbraio del 1799 con pochissimi seguaci. Ma, promettendo al popolo l'abolizione delle tasse, in breve riuscì a raccogliere un vero e proprio esercito, chiamato l'Armata della Santa Fede per sottolineare l'aspetto religioso oltre che sociale che egli conferiva alla sua impresa. Il 7 marzo il Ruffo giunse a Maida. Il suo esercito contava già oltre quattordicimila uomini. Ben presto in tutti i paesi si diffuse a macchia d'olio la controrivoluzione sanfedista che, tra violenze, stragi e saccheggi, stroncò dappertutto l'esperimento repubblicano. Un ruolo determinante, in questa direzione giocarono Scigliano e, soprattutto, Conflenti, che ben presto influenzarono tutto il resto del comprensorio. A Scigliano il capo del movimento 'realista' era il possidente Rosario Nicastro il quale, insieme al figlio Raffaele, al fratello Giuseppe e al parroco don Gregorio Bartoletti, procedette alla costituzione di pattuglie armate concordando un'alleanza con i controrivoluzionari di Conflenti guidati dal sindaco Alberico Vecchi, dal vicesindaco Francesco Baccari e da tutto il clero.
L'azione congiunta di queste forze portò all'abbattimento degli alberi della libertà in tutti i paesi vicini. Ciò fu determinante per il successo dell'azione successiva del Ruffo in quanto, come vedremo più avanti, assicurò al cardinale una zona chiave per l'influenza da essa esercitata sui paesi di Calabria Ultra e di Calabria Citra. Iniziava in questo momento la storia di Nicola Gualtieri, detto Panedigrano, brigante di Conflenti, il quale, messa la sua banda al servizio del cardinale svolse un ruolo di primo piano nella controrivoluzione , riconquistando da solo alla monarchia borbonica molti paesi e contribuendo ai successi del Ruffo lungo tutta la sua marcia verso Napoli. Negli anni successivi, nominato Maggiore dei Reali Eserciti e guadagnatosi la simpatia e l'amicizia della Regina Carolina, fu insieme ai figli, un protagonista della lotta antifrancese al servizio dei borboni. Era nato a Conflenti nel 1753. Il paese contava allora 2200 abitanti........La casa di Gennaro Gualtieri, padre del nostro protagonista, era al rione Timpone ........
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