Infatti, come risulta dalla relazione di una ispezione effettuata nel 1569 dal procuratore e dal vicario generale dei Cistercensi (Nicola Boucherat e Tommaso Laceronis), tre quarti del chiostro erano cadenti, il tabernacolo in rovina e i monaci poveri e miseri. Gravi danni subirono le strutture dell'abbazia col terremoto del 1638 e poi con quello del 1783. Nel 1784 la Cassa Sacra mise in vendita tutti i beni dell'abbazia. I pochi monaci rimasti si trasferirono a Cosenza nel 1795. Da allora l'abbazia comincị ad essere depredata e spogliata, divenendo anche rifugio di bande di griganti. Poche opere d'arte riuscirono a salvarsi in quanto furono trasferite nelle chiese dei paesi vicini ove ancora oggi si possono ammirare.


Ruderi dell'Abbazia di Corazzo
(Archivio privato Villella)
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Nella chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista di Soveria Mannelli si possono vedere l'altare maggiore (monumento nazionale) in marmi pregiati policromi, una pila dell'acqua santa e la balaustra davanti all'altare. Nella chiesa dello Spirito Santo di Castagna si trovano un medaglione marmoreo della Vergine (che stava sulla porta d'ingresso della chiesa di Corazzo) ed il fonte battesimale. Nella chiesa dell'Assunta di Scigliano si conserva il ciborio in marmi misti decorati con bassorilievi. A Serrastretta, nella chiesa di S. Maria del Soccorso, si trova una pila dell'acqua santa in marmo di Gimigliano. Nella chiesa di S. Tommaso di Soveria M si trova una statua di S. Michele Arcangelo. Nella chiesa di S. Andrea a Conflenti un altare e, forse, una campana.


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