L' ABBAZIA DEI SANTI QUARANTA MARTIRI

Questa abbazia, fondata tra il IX e il X secolo come il romitorio basiliano di S. Nicola di Conflenti su cui poi sorse la omonima chiesa, dopo essere stata sotto la giurisdizione del vescovo di Nicastro, alla metà del secolo XV cadde in 'commenda', cioè l'uso del suo beneficio, rimasto vacante, fu affidato ad un abate detto 'commendatario' che, pur non divenendone titolare, lo conservava però a vita, percependone le rendite. Per quanto riguarda gli ultimi abati commendatari, dai documenti d'archivio risulta che nel 1723 il beneficio dell'abbazia era in commenda del cardinale Petra, nel 1742 fu conferito a Valerio Riccio, nel 1776 a Giuseppe Maria del Ponte di Cava dei Tirreni, nel 1796 a Roberto Filangieri, figlio del grande Gaetano Filangieri, nel primo ottocento all'abate Perretti e dopo di lui a D. Guglielmo Winspeare, figlio del maresciallo D. Antonio Winspeare di Napoli.


Resti della chiesetta dei "Santi Quaranta
Martiri" - Lamezia Terme, Caronte
Coll. Villella
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Il 22 luglio 1824, con uno speciale mandato di procura rogato dal notaio Nicola D'Arienzo di Napoli, l'abate Guglielmo Winspeare nominava suo procuratore il parroco don Andrea Folino della chiesa di S. Nicola di Conflenti, per fittare ai fratelli Nicola e Giovanni Folino di Conflenti "tutti i beni e rendite di spettanza della Badia dei Santi Quaranta Martiri sita in Sambiase della quale ne è commendatario esso sig. Winspeare".


Atto notarile di fitto dei beni dell'Abbazia

L' 8 giugno 1839, con atto del notaio Raffaele Dascoli di Napoli, D. Guglielmo Winspeare nominava suo procuratore speciale il rev. Don Francesco Maria Stranges, parroco della parrocchia di S. Nicola di Conflenti, con l'incarico di fittare i beni dell'abbazia a tre conflentesi che ne avevano fatta richiesta, cioè don Nicola Folino, don Antonio Folino e don Antonio Montoro. L'11 febbraio 1842, con atto rogato dal notaio Giuseppe Lemmo di Napoli, D. Guglielmo Winspeare rinnovava al parroco di Conflenti Soprani la speciale procura per il rinnovo dell'affitto dei beni dell'abbazia ai fittuari precedenti, eccettuato don Nicola Folino che era deceduto. Tutti questi atti sono importanti per conoscere il patrimonio dell'abbazia e, soprattutto, perché da essi si ricava la consistenza della grande foresta del Mitoio, con l'elenco dettagliato dei vari tipi di piante.


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