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A partire dall'VIII sec., numerosi gruppi di monaci orientali costretti all'esodo da Bisanzio a causa delle lotte iconoclaste seguite all'editto di Leone III l'Isaurico (717-740) e continuate dai suoi successori, cercarono rifugio nel Sud d'Italia e raggiunsero la Sicilia. Parte dei monaci passarono successivamente lo Stretto e si diffusero in Calabria dove prese avvio l'imponente fenomeno del monachesimo calabro-greco chiamato anche impropriamente basiliano. I monaci risalirono la regione percorrendo le strade trafficate da viandanti di ogni genere e da mercanti, in particolare l'antica via Popilia, arteria che attraversava la Piana di S. Eufemia. Il segno di questo passaggio e il lascito di queste migrazioni č rappresentato dai numerosi eremi, cenobi e monasteri che essi sparsero nella regione, terreno particolarmente adatto a vivere l'ideale monastico da essi abbracciato. Scrive p. Fiore da Cropani: "fa congettura D. Apollinare [nella Vita di San Nicodemo] nella Calabria aversene potuto contare al numero di 400".
Egli stesso ne enumera 104 e di essi, alla sua epoca, 14 erano ancora in vita. Nell'organizzazione della vita delle popolazioni, questi cenobi, costituivano dappertutto punti di riferimento e una importante guida pratica e spirituale: "dissodamenti, messe a coltura, impianti di specie vegetali, organizzazione della produzione e degli scambi, insediamenti di nuclei abitativi con iniziali caratteristiche di tenui fattorie, coordinamento "politico" e culturale di queste popolazioni [tutto si svolgeva] in nome e sotto l 'egida di una forte identificazione religiosa". Giunti nella Piana di S. Eufemia, prima di proseguire verso Nord lungo la valle del fiume Savuto e raggiungere "l 'Eparchia del Mercurion" (zona compresa nell'area del Pollino), questi monaci disseminarono nei boschi molti eremi e cenobi, specialmente in quello del "Carrā" che copriva buona parte della pianura e invadeva l'Istmo di Squillace-S.Eufernia e quelli che ammantavano il vicino Reventino. La Calabria che i Normanni andavano conquistando era disseminata, dunque, di chiese di rito bizantino governate da diverse Diocesi. In un primo momento essi perseguitarono la chiesa di questo rito, timorosi dei suoi legami con Bisanzio, e diedero inizio a un'opera di latinizzazione fondando numerosi monasteri di lingua e di rito latino che dovevano contrapporsi a quella chiesa allo scopo di staccarla definitivamente da Bisanzio e di ridurre la grande influenza di cui godevano i suoi monaci tra il popolo. |
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