Cessato il pericolo di una riconquista bizantina del Mezzogiorno e sufficientemente consolidato il loro potere, i Normanni abbandonarono le azioni di persecuzione e avviarono, specialmente sotto la reggenza di Adelaisa o Adelaide - che, dopo la morte del marito Ruggero I aveva la necessità di conservare integro il regno al figlio minorenne Ruggero Il - una politica di riconciliazione e di tolleranza. L'opera di latinizzazione proseguì intensamente ma non impedì ai monaci basiliani di fondare altri loro cenobi. In riferimento a queste fondazioni, padre Russo scrive: "più ancora che di cenobi latini, la Diocesi di Nicastro fu arricchita di monasteri greci che si aggiunsero a quelli già esistenti".


Ruderi dell'abbazia benedettina

L'elenco, per quanto parziale, è significativo: S. Anarghiro di Mayda e Santa Veneranda (femminile) a Maida; SS. Filippo e Giacomo a Feroleto; S. Biagio, S. Isidoro ("Santu Sidero") e SS. Quaranta Martiri a Sambiase; S. Nicola di Yassaria, S. Maria delle Scabelle, S. Costantino, S. Elia e S. Nicola di S. Maria del Carrà, nel bosco del Carrà, ai margini della città. All'elenco se ne possono aggiungere altri, specialmente se ci si estende oltre la Piana, e non c'è storia locale che non ricordi un eremo o un cenobio di cui si indicano i ruderi. Lo stesso Monastero Benedettino di S. Eufemia era sorto, del resto, al posto di un preesistente cenobio basiliano e la città di Nicastro era sede di una Diocesi di rito bizantino la cui Cattedrale fu poi sostituita da quella fatta erigere nel 1101 dalla contessa normanna Eremburga che assecondava, con simili fondazioni e con le relative ricche dotazioni, la politica di latinizzazione della chiesa portata avanti dalla sua famiglia. "La contrada - dunque, scrive Ernesto Pontieri - era stata cara a eremiti e a cenobiti basiliani" e lo testimoniano tanto il numero di eremi che il Guiscardo assegnò, come sua abitudine, al Monastero di S. Eufemia, quanto i numerosi eremi e cenobi diruti sparsi nella zona.

Per lungo tempo le chiese dei due riti convissero e, secondo quanto scrive lo Scaramuzzino, "vi furono a Nicastro delle Chiese latine, e greche, e l'uno e l'altro rito esercitaronsi, e fino a' nostri tempi si osservavano le mura della Chiesa dello Spirito Santo in forma greca costruita". Nonostante l'opera di latinizzazione "il rito bizantino si mantenne a lungo nella zona e non soltanto nei monasteri greci, ma anche in diversi paesi e parrocchie, specialmente a Maida dove il Protopapa di S. Maria la Cattolica officiò in greco fino alla metà del sec. XIV. La presenza della chiesa di rito greco nella città dì Nicastro è appena accennata dagli storici locali ma la sua esistenza deve essere stata, al contrario, molto rilevante; certamente molto più di quanto il loro silenzio potrebbe far credere.


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