Nel Museo Diocesano di Lamezia Terme sono esposti oggetti d'arte sacra provenienti dai paesi della diocesi di Nicastro e dell'ex diocesi di Martirano, che fu soppressa col Concordato del 1818 e aggregata a quella di Nicastro. Il più antico oggetto conservato nel museo è un cofanetto in avorio dipinto del XII secolo di bottega arabo-sicula. Vanno segnalati poi, tra quelli più significativi dal punto di vista storico artistico, i bracci reliquiari di San Giovanni Battista e di Santo Stefano Protomartire, collegati alla storia secolare dell'ordine dei Cavalieri di Malta e del Baliaggio di S. Eufemia, databili nel XV secolo e di provenienza mediorientale.


Ostensorio (Filippo Aiello, 1824-1834)

Altri oggetti preziosi sono: uno scrigno seicentesco in madreperla, il bacolo vescovile del 1655 del vescovo Perrone e due croci astili del '700. Inoltre: la scultura quattrocentesca della Madonna delle Grazie di Domenico Gagini, le statue lignee dell'Annunciazione ed il busto di S. Martino del XVI secolo; il grande dipinto su tavola della Madonna tra S. Luca e S. Stefano, detto Pala della Veterana; la tela di S. Francesco d'Assisi attribuita a Mattia Preti e quella dell'Assunta della scuola del Maratta. Assai significative sono i dipinti del pittore nicastrese Francesco Colelli, che abbracciano un arco di 20 anni dal 1762 al 1782.


S. Francesco (Mattia Preti, sec. XVII)

Segnaliamo poi: due messali con borchiature in argento (uno settecentesco di Mons. Tarsia, Vescovo di Martirano ed uno ottocentesco di Mons. Barbieri Vescovo di Nicastro), una mitria, un piviale con le insegne di Mons. Berlingieri, quattro ritratti di Vescovi, che hanno retto la Cattedra nicastrese tra la prima metà del '700 e la seconda metà dell'800, e un insieme di argenteria liturgica che va dal settecento al primo novecento con pezzi di notevole pregio e con opere di noti argentieri napoletani come Mattia Condursi, Filippo Ajello e Gennaro Pane. Un'opera di grande valore iconografico è la tela S. Vincenzo e la Città dove viene raffigurata la città di Nicastro nel 1854. Un intero ambiente museale espone suggestivi paramenti liturgici settecenteschi ed ottocenteschi ed i busti del primo novecento dei Santi Pietro e Paolo ai quali è titolata la Cattedrale Lametina.


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