Il pensiero poetico di Felice Mastroianni: il Mediterraneo come metafora

di Antonio Bagnato

Vent'anni fa, il 21 aprile 1982, moriva Felice Mastroianni, uno di quei calabresi che assieme a Franco Costabile, a Lorenzo Calogero e a pochi altri lasciarono un segno indelebile nella poesia del Novecento. Nacque a Platania nel 1914, alle pendici del Reventino, un "piccolo paese d'un piccolo poeta, che ne ha fatto la favola solitaria e segreta della propria vita", come egli stesso scrive ne Il Paese degli uomini sempre vivi. Già nel 1935, affascinato dalla poesia di Leopardi, pubblicò L'infinito leopadiano, un saggio estremamente interessante che, ancora oggi, nonostante la moltiplicazione degli studi sul poeta di Recanati, si presenta come una interpretazione importante e qualificante del dolore e del pessimismo leopardiani. Un esordio, questo, nel campo della saggistica a cui seguirono altri scritti come Coscienza cristiana di Ulisse dantesco del 1939, Filippo Greco, l'ultimo dei romantici calabresi,1966, Prose dell'antiquario, pubblicate postume da Rubbettino nel 2001. La sua più intensa attività poetica coincide, in gran parte, con gli anni trascorsi a Napoli tra il 1963 e il 1968.

Nella città partenopea scrisse alcune di quelle raccolte poetiche che gli permisero di ottenere prestigiosi premi e, quindi, di porre i suoi scritti all'attenzione di autorevoli critici e poeti. Napoli, però, è anche la città che conferma la consapevolezza del poeta relativamente alla frattura che esiste nella condizione umana tra il ritmo del tempo delle metropoli e quello dei paesi, in particolare dei paesi calabresi. La sua poesia, che non ha quasi mai specifici riferimenti socioeconomici, assume un carattere marcatamente lirico-esistenziale e diventa un dialogo, quasi sempre sofferto, con le contraddizioni e la disumanizzazione della modernità nel tentativo di recuperare "la genuinità della favola antica".

L'interesse e il fascino per la Magna Grecia e più in generale per la grecità lo portarono a scrivere anche in lingua neogreca e a pubblicare tre raccolte poetiche in lingua neoellenica, che suscitarono grande interesse in Italia ed in Grecia, così come il conferimento di prestigiosi premi ed importanti riconoscimenti. Nell'edizione 1983 - 1984 del premio internazionale "Dante Alighieri" furono premiati, a Firenze, Mircea Eliade e Guilherme Figuereido, e la giuria ritenne di assegnare il premio speciale a Felice Mastroianni in memoriam per la sua produzione in neogreco con la seguente motivazione: "Singolare e davvero esemplare questo specifico aspetto della ventura lirica di Felice Mastroianni.


Reciproca stretta di mano tra Mario Luzi e Felice Mastroianni
rispettivamente 1° e 2° premio al Premio Nazionale di Poesia "Sebeto"
6 giugno 1966 Napoli

Il quale, se, come poeta italiano, si è potuto guadagnare l'amicizia e l'ammirazione di un capofila del calibro di Mario Luzi, come poeta neogreco ha dovuto compiere tutto solo, preliminarmente, l'ascesa faticosa e gioiosa verso l'antica rocca del linguaggio degli dei, del greco cioè con cadenza erasmiana, per poi ridiscendere verso la pianura, lontana e inconosciuta, della nuova lingua, disincantata e reincantata con l'animo di chi odissiacamente sa dire a se stesso: 'ma quanto hai camminato anima mia'".


Indietro .....................Avanti
Home page ...................... Saggi ....................... La judeca di Nicastro.................. La viabilità romana........... Antonio Porchia