Il pensiero poetico di Felice Mastroianni: il Mediterraneo come metafora

La numerosa produzione poetica di Mastroianni è stata sistemata in due volumi pubblicati postumi: Quest'ombra sul terreno (ed. Ligeia, Lamezia Terme 1983) e Trilogia neoellenica (ed. Delphica Tetradia, Atene 1983). Del 2001 è la pubblicazione presso l'editore Rubbettino di 'U cantu 'ngola (Il canto in gola) Prose dell'antiquario. Altri importanti inediti attendono di vedere la luce, speriamo al più presto. Se è vero che il nostro io si forma e si struttura sulla base dell'ethos, del sistema dei valori e dei modelli comportamentali della comunità di appartenenza, è anche vero che spesso la fusione tra modernità e tradizione ha prodotto una sintesi non virtuosa. Cioè la modernità, pur nella sua positività, ha avuto la forza di spezzare parte importante di quei legami con le radici primigenie e con quei valori fondanti dell'umanità che possono rendere gli uomini ed i paesi sempre vivi: la pietà e la solidarietà.

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Da qui incertezze, smarrimento, ma anche esigenza di una poesia che sappia comunicare, domandare, domandarsi, per supplire all'assenza di comunicazione e per recuperare valori che sembrano essersi definitivamente perduti, per superare la disumanizzazione delle relazioni. Ma di poeti in giro ce ne sono tanti; ciò rischia di banalizzare il messaggio poetico e della stessa poesia. A questo proposito, scrive Mastroiannni in Poeti nuovi delle Prose dell'antiquario: "In fatto di poesia, non ho mai dato credito al mito del cosiddetto poeta 'nuovo', tanto meno oggi che la 'novità' è un malizioso (ma quanto puerile!) gioco di sperimentazioni irriverenti e insensate, un gioco che si affida al trucco di critici giornalistici prestigiatori e imbonitori, ben retribuiti da editori mercanti". Aggiunge, poi, che ci sono veri poeti, oggi, che però "si tengono il più possibile celati, per non dar luogo a ostentato e velleitario gioco pubblicistico di casi letterari più o meno 'patologici' che fruttano agli editori mercanti con la complicità di critici frasaioli e di lettori sprovveduti". La poesia di Mastroianni vuole essere qualcosa che si lega alla comunicazione originaria e non solo, al mito, alla natura. Un poetare che, partendo dalla quotidianità e dalle piccole cose, sa trascenderle per assumere una dimensione universale.

E allora Platania, la Calabria, la Magna Grecia, la Grecia antica, il Mediterraneo perdono la loro specificità per assumere una dimensione metaforica e, quindi, universale. Così la poesia diventa disvelamento del nascondimento dell'essere, come direbbe Martin Heidegger. Un poetare profondamente lirico, quello di Mastroianni, ma che ha anche una valenza filosofica e civile, pur non esplicitamente dichiarata, perché la poesia, se è profondamente umana, non può non compromettersi con il mondo. C'è nel poeta di Platania una concezione del mondo e della vita pessimistica perché egli non sa mettersi "di fronte alla realtà presente se non con un atteggiamento morale di sfiducia e, per converso, di rimpianto del passato e della mia storia di uomo". (Noterella sul poetare dialettale in 'U canto in gola. Prose dell'antiquario, cit. p.11). Una sfiducia che non si traduce automaticamente in nichilismo. Se questo mondo è luogo d'esilio, dove gli dei sono morti e scomparse le fate del Reventino, sempre invocate, appare tuttavia possibile intravedere una luce, come una lucciola, che forse potrà illuminare la via e la vita.


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