La judeca di Nicastro

Dall'esame di alcuni documenti dell'archivio di stato di Napoli possiamo affermare con certezza che anche a Nicastro gli ebrei hanno rivestito un ruolo economico-sociale molto importante. Detestati e ricercati, vittime di persecuzioni, ma anche lusingati sia dall'università (così era chiamato il comune) che dai vescovi che si contendevano le cospicue tasse che essi dovevano pagare, gli ebrei hanno avuto una presenza determinante nella società nicastrese per alcuni secoli. Come risulta dai registri della Cancelleria Angioina, gli ebrei di Nicastro, insieme ad altre comunità pugliesi (Brindisi, Nardò, Melfi, Taranto), campane (Napoli, Sorrento, Amalfi, Salerno) e calabresi (Monteleone, Nicotera, Seminara, Reggio, Gerace, Cosenza, Acri, Bisignano, Castrovillari, Rossano) pagavano nel 1276 l'imposta per la distribuzione della nuova moneta della zecca di Brindisi, detta anche 'gabella judaica'.

Nella Taxatio generalis subventionis in justitiariatu Calabriae (1276) è registrata la colletta che le comunità giudaiche pagavano alla corte. Ne sono ricordate 14. La più importante, che pagava, quindi, di più, era quella di Crotone (tassata per 19 oncie, 12 tarì e 12 grana). Seguivano Reggio, Castrovillari, Bisignano, Monteleone, Cosenza, Nicotera, Nicastro (pagava solo 3 tarì e 12 grana) e altre minori. Anche nel 1278 gli ebrei di Nicastro compaiono nella Cedula di tassazione generale nel Giustizierato di Calabria per la metà dell'annuale sovvenzione dovuta pari a 4 tarì e 6 grana. La judeca di Nicastro, sorta intorno alla piccola sinagoga tra i torrenti Barisco e Canne, crebbe con gli anni nel rione Timpone. La scelta del sito rispondeva, oltre che a ragioni di sicurezza, anche e soprattutto a precise esigenze rituali in quanto gli ebrei consideravano le fonti d'acqua dolce come luoghi di epifania, collegate com'erano alla purificazione rituale per immersione. Per la cultura semitica le acque dolci sono considerate favorevoli all'uomo in contrapposizione alle acque salate e, quindi, al mare ritenuto un luogo abitato da presenze negative. La judeca di Nicastro, oltre che essere circondata dai due torrenti, poteva sfruttare anche alcune sorgenti d'acqua che garantivano l'approvvigionamento idrico.

Confluenza dei torrenti Niola e Canne

Certamente, proprio per l'abbondanza dell'acqua disponibile, fu possibile creare il miqwéh, ossia la vasca per il bagno di purificazione rituale (il cosiddetto bagno della judeca). Il bagno rituale era riservato esclusivamente alle donne. Esse erano tenute a purificarsi mensilmente, dopo ogni loro ricorrenza, nonché alla vigilia del matrimonio e dopo il parto. Anche gli uomini si sottoponevano al bagno purificatore in apposite vasche (ancora visibili). In estate e nelle altre stagioni, quando la temperatura mite lo consentiva, il bagno purificatore veniva fatto con l'immersione direttamente nell'acqua del torrente. Queste consuetudini rituali erano importanti anche dal punto di vista igienico tanto che possiamo dire che nella judeca i servizi igienici erano più sviluppati di quelli del resto della città. Ciò è dimostrato, fra l'altro, dal minore tasso di mortalità degli ebrei della judeca e dalla inesistenza o scarsa incidenza di epidemie come quelle di colera, invece ricorrenti in città.

La piccola sinagoga, con la facciata a sud-est verso Gerusalemme, fu costruita con gli stessi materiali poveri delle case e non era volutamente appariscente come luogo di culto, anzi si confondeva con le modeste costruzioni circostanti. In questo senso, comunità e sinagoga costituivano anche nella struttura edilizia il corpo unico di tutti gli ebrei del Timpone. Se all'esterno la sinagoga era semplice come le case che avevano la facciata rustica anche per non attirare l'invidia dei cristiani, all'interno invece essa doveva essere splendidamente ornata, con decorazioni e magnifici arredi sacri. Aveva due portoni d'ingresso: uno più grande per gli uomini e uno più piccolo per le donne. In un angolo c'era il piccolo forno che era adibito esclusivamente alla cottura dei pani azzimi che l'intera comunità consumava durante la Pasqua. Era situato all'interno della sinagoga proprio per avere la certezza che non vi fossero mai stati cotti cibi contenenti lievito. In un basso non lontano dal torrente c'era il macello adibito alla mattazione, secondo le prescrizioni rituali, del bestiame grosso destinato al consumo di tutti gli ebrei della judeca. C'è da dire che un apposito Breve di papa Pio II del 1459 (che poi venne confermato dai papi successivi fino al '700 inoltrato) stabiliva che era vietato agli ebrei vendere ai cristiani carne di bestie da essi macellate. Avveniva, infatti, che la carne dichiarata ritualmente impura dagli ebrei veniva venduta a prezzo ridotto ai cristiani, pur essendovi su questa carne una tassa speciale da pagare. In uno spazio adiacente alla sinagoga c'era il piccolo cimitero ebraico.


Indietro .....................Avanti
Home page .......................... Saggi ........................ Felice Mastroianni....................... La viabilità romana................ Antonio Porchia