La viabilità romana tra Cosenza e Vibo Valentia

di Enzo Cavaliere

>> Cenni storici

"Le origini della strada ordinaria vanno cercate nella storia delle più antiche civiltà e sono intimamente legate alla invenzione della ruota, il cui impiego nei mezzi di trasporto terrestri portò alla costruzione dei primi veicoli veri e propri. Le più antiche rappresentazioni di veicoli a ruote si fanno risalire al IV millennio a.C., alle civiltà dei Sumeri e dei Caldei (Asia Minore), ma comunque è accertato che detti popoli, come quelli che ad essi succedettero (egiziani, fenici, greci), che pur raggiunsero un elevato grado di civiltà, per quanto facessero uso di veicoli, non diedero particolare impulso alla costruzione di strade.

La concezione e la realizzazione della prima rete stradale vera e propria sembra sia dovuta al re persiano Dario (500 a.C.) il quale, avendo considerevolmente ampliato il proprio Impero, si trovò nella necessità di stabilire più rapidi collegamenti tra la capitale, Susa, e le zone più lontane dell'Impero stesso. In seguito, i Romani, anch'essi per scopi principalmente militari, costruirono una estesa rete stradale, che divenne il vero, fondamentale strumento di penetrazione della loro civiltà ed un mezzo per mantenere il dominio sul loro vasto Impero. Le grandi vie che univano Roma con i punti estremi della nostra penisola erano la Via Appia (da Roma, per Capua, fino a Brindisi), la Via Flaminia (da Roma a Forum Fortunae ed Ariminum, cioè attraverso l'Umbria, fino al litorale adriatico, a Pesaro ed a Rimini), la Via Aurelia (da Roma, per Volterra, a Genova); la Via Aemilia, invece, che collegava Rimini con il passo del Po a Piacenza, con un tracciato lungo il versante settentrionale dell'Appennino quasi rettilineo per circa 170 miglia, era la più importante strada fra quelle che non partivano direttamente da Roma".

"Nelle province la viabilità si sviluppò di pari passo con l'espansione romana. In età repubblicana le strade più importanti fuori d'Italia erano la Via Domizia, che attraversando la Gallia meridionale portava in Spagna, e la Via Egnazia, che attraverso l'Illiria e le regioni balcaniche arrivava al Bosforo". "Della rete stradale romana rimangono grandiose vestigia in varie zone dell'Europa, dell'Africa e dell'Asia Minore e di essa esiste una buona documentazione in antiche carte ed in descrizioni particolareggiate". "Il complesso delle strade costruite da Roma in Italia e in tutto l'impero costituisce a parere di molti il più imperituro monumento della romanità. A partire dalla Via Appia, costruita da Appio Claudio Cieco alla fine del IV secolo a.C., innumerevoli furono le arterie realizzate, per un totale di 80.000 km, due volte il giro del mondo.


Le principali arterie romane in Italia

Le strade, costruite con prioritari scopi militari, favorirono enormemente gli scambi economici; nella misura del possibile attraversavano terreni pianeggianti ma in caso di necessità non si esitava a scavare gallerie o a tagliare il fianco delle montagne. Anche i ponti - i Romani ne costruirono più di 2.000 - erano opere di incredibile maestria tecnica e arditezza: quello di Alcantara, in Spagna, aveva arcate alte fino a 54 metri, e quello costruito da Traiano sul Danubio era lungo più di un chilometro. Per guidare i viaggiatori c'erano lungo le strade le pietre miliari, che riportavano le distanze in miglia tra i principali centri collegati. Si viaggiava a piedi, a cavallo o sui carri. Questi ultimi erano di vario tipo: si andava dal calesse a due ruote (cisium) al pesante carro da trasporto a quattro ruote (carruca). Poiché non era stato ancora inventato il pettorale per i muli e i cavalli, questi tiravano con il collo, e non potevano perciò trainare grossi pesi. Ai carri venivano in conseguenza aggiogati i buoi, che essendo però molto lenti rendevano i trasporti per via di terra assai più costosi di quelli per mare.

 


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