La viabilità romana tra Cosenza e Vibo Valentia

 

>> Gli itinerari romani

"Parte cospicua nella romanizzazione dell'Italia ebbero le grandi strade pubbliche romane, costruite o dai magistrati della Repubblica (consoli o censori) e perciò dette Viae Consulares, o, più tardi, dagli Imperatori stessi. La via che attraversava il Mezzogiorno d'Italia era la famosa Via Appia, da Roma a Capua, e poi a Taranto e a Brindisi, cominciata nel 312 a.C.". La Via Capua - Regium era la S. Maria Capua Vetere - Reggio, detta Via Popillia o Via Annia dai nomi dei supposti costruttori Publio Popillio Lenate, console nel 132 a.C., o Tito Annio Lusco, console nel 153 a.C.; essa si staccava dalla Via Appia all'altezza di Capua, toccava Nuceria, Salernum (Salerno) e poi, attraverso la Lucania e il Bruttium (odierna Calabria), raggiungeva Regium passando per Consentia (Cosenza) e Vibo Valentia. "La Via Popilia aveva una distanza da Morano a Reggio di 163 miglia. Così nel Marmo di Polla (Lapis Pollae), mentre nell'Itinerario di Antonino (Itinerarium Antonini) tale distanza è di 161 miglia".


Marmo di Polla

L'unità di misura lineare dei Romani era il piede, e precisamente il pes porrectus (piede di lunghezza), pari a m 0,296 (mm 295,81). Il miliarium (miglio romano), detto anche mille passuum, era pari a 8 stadi; lo stadium romano equivaleva a 625 piedi, a 125 passus (circa m. 185). Un miglio romano corrispondeva, dunque, a circa 1480 m. "Gli Itinerari Romani erano di due specie: scripta et picta; i primi erano quel che oggi sono le guide per viaggiatori; davano, cioè, indicazioni intorno alle strade, ai luoghi importanti e alle stazioni di fermata. Erano appunto di questa specie gli Itinerari di Antonino Pio. Gli Itineraria Picta erano guide illustrate. Ce n'è giunta fino a noi una sola copia, la cosiddetta Tabula Peutingeriana, dal nome del suo antico possessore, Corrado Peutinger". "Si tratta di una carta itineraria, la più completa testimonianza geografica pervenutaci dal mondo romano, di varia datazione tra il II e il V sec. d.C. ma generalmente fatta derivare dall'Orbis pictus di Agrippa, in una trascrizione medioevale anche questa di incerta datazione ma compresa fra l'XI e il XII secolo. L'imponente rotolo di pergamena, di cm. 34x675 giunto a noi peraltro mutilo di un segmento, con i suoi percorsi, luoghi di posta e stazioni termali tutti ubicati secondo uno schema di cui non è difficile ricostruire l'impostazione, poteva servire indifferentemente per la penetrazione militare o per le esigenze dei viaggiatori. Il frammento della Tabula Peutingeriana proposta è una ristampa anastatica (1965) dall'edizione Miller del 1916.


Tabula Peutingeriana

Si noti il buon numero di città segnalate nel Bruzio, non inferiore a quelle siciliane e più fitte di quelle salentine". "In detta carta, oggi conservata a Vienna, le strade non sono riportate secondo il loro andamento effettivo od approssimativo, ma come congiungenti le stationes e portano accanto segnate le corrispondenti lunghezze reali in miglia romane. Il contorno geografico, evidentemente, risulta molto deformato". "L'Itinerario d'Antonino è l'unico scritto sotto forma di libro. Era certamente ufficiale, ma in che anno sia stato scritto è cosa che ha dato luogo a parecchie controversie, come è controverso se l'Antoninus Augustus, indicato dall'Itinerario, sia proprio Antonino Pio o non piuttosto Caracalla. Comunque, nel II secolo d.C., l'Itinerario era opera compiuta e conosciuta. Oltre alla Via Popilia, mediterranea, c'erano in Calabria altre due litoranee, fatte costruire, pare, da Traiano. Una si diramava da Caesariana, percorreva la spiaggia tirrenica, passava per Blanda, Clampeia, si congiungeva alla Popilia e continuava quindi fino a Reggio.


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