Lo straordinario caso letterario di Antonio Porchia
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di Vincenzo Villella

E' stato ed è ancora un vero e proprio caso letterario, sia nel senso che si è trattato di un grande evento di letteratura, sia nel senso che esso è stato originato dalla più imprevedibile casualità. antonio porchia

Protagonista del caso: un piccolo libro intitolato semplicemente "Voci". antonio porchia

Autore: un emigrato calabrese in Argentina del primo '900, Antonio Porchia (1885-1968). E' una storia veramente significativa di un uomo la cui singolare biografia si identifica (com'egli stesso ha scritto) con la sua unica opera ed emblematicamente con la storia di ogni uomo. Si tratta di un'opera, come diremo fra poco, di difficile collocazione all'interno della letteratura, conosciuta in tutti i paesi latino-americani, in Canada, USA e in alcuni stati europei, ma del tutto sconosciuta, come spesso accade, nella terra che ha dato i natali al suo autore: la Calabria e, in particolare, il paese d'origine cioè Conflenti. antonio porchia

A Conflenti Antonio Porchia nacque il 13 novembre 1885 (e non il 20 novembre 1886, come erroneamente scritto in tutte le note biografiche delle varie edizioni di "Voci") da Francesco Porchia (mancato sacerdote e mercante di legnami) e Rosa Vescio. Nel 1900 il capofamiglia morì, lasciando ben 7 figli, 3 femmine e 4 maschi, di cui Antonio era il primogenito. Nel 1902, come tante altre famiglie calabresi, Rosa Vescio con tutti i figli decise di emigrare in Argentina. Si imbarcarono a Napoli sul piroscafo "Bulgaria", battente bandiera tedesca, e, dopo un avventuroso viaggio, sbarcarono a Buenos Aires. Inizialmente andarono ad abitare in una modestissima casa nel quartiere di Barracas. antonio porchia


Antonio Porchia

Per mantenere i fratelli, Antonio, che aveva ancora 17 anni, si mise a svolgere vari mestieri: carpentiere, intrecciatore di ceste e puntatore nel porto. Grazie ai guadagni, dopo qualche tempo poté portare tutta la famiglia ad abitare in una casa più grande nel quartiere di San Telmo. Qui, nel 1918, insieme al fratello Nicola, comprò una piccola stamperia in via Bolivar. Lavoravano giorno e notte e così, dopo alcuni anni, poterono ingrandirla. Antonio dimostrò subito una coscienza sociale, militando nelle file della FORA (Federazione Regionale Operaia Argentina) e cominciò a collaborare ad una rivista di sinistra chiamata "La Fragua". In una delle sue Voci dice: "In tutte le parti il mio lato è il sinistro. Nacqui da questo lato". Frequentava i gruppi anarchici e socialisti del quartiere della Boca, dove vivevano gli immigrati italiani. Era uno dei quartieri più poveri di Buenos Aires, con le sue piccole case una diversa dall'altra, un andirivieni di gente anonima, le sirene dei bastimenti, i vecchi bar dove si riunivano i marinai e i lavoratori del porto. antonio porchia

Con alcuni amici artisti, soprattutto pittori come José Luis Menghi e il Riganelli, fece parte dell'Associazione di Arti e Lettere "Impulso" che aveva la propria sede in via Lamadrid nello stesso quartiere della Boca. Nel 1936, quando ormai i suoi fratelli se la cavavano da soli e avevano formato le rispettive famiglie, Porchia lasciò la tipografia e scelse la solitudine, andando ad abitare in una casa in via San Isidro del quartiere di Saavedra. Coltivava il suo giardino pieno di rose e riceveva le visite dei suoi amici pittori, alcuni dei quali sarebbero diventati molto famosi: Fortunato Lacàmera, Petorutti, Benito Quinquela Martìn, Victorica, Castagnino, Soldi, Butler, Former. Intanto, le difficoltà economiche lo costringevano a vendere la casa e a comprarne una più umile al n. 1600 di via Malaver nel quartiere di Olivos dove visse i suoi ultimi 18 anni, circondato dai tanti quadri regalatigli dai suoi amici pittori. A chi gli proponeva, per superare le difficoltà economiche, di venderne qualcuno rispondeva che non poteva privarsi di ciò che era stato un dono.antonio porchia
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