Nicastro, antico sito fortificato (Neocastrum), si affermò come centro strategico militare sul golfo lametino in piena epoca bizantina (sec. IX-X), in coincidenza con le minacce espansionistiche saracene nel Mezzogiorno d'Italia. Sottomessa poi dai Normanni, la città dimostrò la sua ostilità agli invasori con una insurrezione che fu domata con fatica da Roberto il Guiscardo e da suo fratello Ruggero. E' di questo periodo la fondazione della grande Abbazia (il diploma è del 1062) di S. Eufemia i cui ruderi sono ancora oggi visibili in località Terravecchia.



Ruderi dell'abbazia benedettina (S.Eufemia) Coll.Guzzi

Le sue ricchissime donazioni e le sue risorse fondiarie, unite alla efficientissima organizzazione economica, ne fecero il centro economico-politico della Piana lametina. Questo ruolo si attenuò con l'avvento degli Svevi allorché Federico II riscattò la città di Nicastro dall'Abbazia dando ai monaci altre terre nel territorio di Nocera e di Aprigliano. Lo stesso sovrano invece curò il restauro del castello la cui importanza strategico-militare si era resa evidente sotto i Normanni che lo avevano eretto. Nicastro si ridusse a semplice feudo sotto gli Angioini. Infatti, nel 1417 Giovanna I concesse il territorio nicastrese al suo favorito Ottino Caracciolo.

Dopo le alterne vicende seguite alla sollevazione del Centelles contro il re Alfonso I (1444) e contro Ferrante (1458) in cui fu coinvolto il conte di Nicastro Luigi Caracciolo, la citta fu concessa (1482) come contea (insieme a Sambiase, Zangarona. Feroleto, Maida e Lacconia) a Federico d'Aragona, secondogenito di Ferrante, in occasione delle sue nozze con Isabella del Balzo. Quando Federico salì sul trono, la contea di Nicastro fu data a Marcantonio Caracciolo (1496). Nel 1607 i Caracciolo vendettero la contea ai D'Aquino, già Conti di Martirano e Principi di Castiglione e Feroleto, che costituirono così intorno a Nicastro un immenso feudo che andava dal Savuto (ad ovest) all'Amato (ad est), dal mare (a sud) fino alle propaggini della Sila (a nord). Un duro colpo subì la contea dei d'Aquino a causa del terremoto del 27 marzo 1638 che colpì la piana lametina con epicentro nel golfo di S.Eufemia. I morti nella piana furono circa dodicimila. La sola Nicastro ebbe 1190 vittime, vale a dire circa un quinto della popolazione che contava allora 1156 fuochi equivalenti a circa 6000 abitanti. Gravissimi i danni agli edifici. Fu distrutta l'Abbazia di S.Eufemia e crollò il castello, seppellendo sotto le macerie il principe Cesare D'Aquino. Gli eventi storici del Seicento e del Settecento nel Nicastrese furono soprattutto calamità. Infatti, più ancora che dagli uomini, i lutti sono venuti dalla natura, dalle frequenti inondazioni dei torrenti della Piana, dalle pestilenze e soprattutto dai terribili terremoti che hanno scosso periodicamente la regione.

 


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