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S.Eufemia Vecchia: è un villaggetto abbandonato da oltre un secolo causa la malaria; esso sorge sopra un rilievo del suolo, e nel suo aspetto attuale lo si direbbe seicentesco. Nelle vecchie case disabitate ho notato grossi conci, tolti da fabbriche certamente greche. Davanti la chiesetta 4 colonne antiche in granito ed in marmo derivano forse dall'abbazia normanna omonima. La pila battesimale è un piccolo sarcofago marmoreo (m. 1,29 x 0,36); nel prospetto un putto sorregge due grandi encarpi, nei cui vani due bei mascheroni di Medusa triste; e negli angoli piccole vittorie sul globo: età imperiale del sec. III circa. Nel declive nord della collina ho notato molto cocciame antico. Era qui l'acropoli di Terina, su questa collinetta, unica emergente dal suolo pianeggiante? Il terreno a sud di essa porta ancora il nome di Terravecchia, indizio di antico abitato. Fu precisamente qui, nel solco profondo inciso nel suolo da un rigagnolo, che nel 1865 si scoprì il celebre tesoro detto, senza ragione, di Agatocle, per la presenza di numerosi aurei di quel principe, in gran parte finiti nel crogiolo; si dice vi fosse una corazza d'oro a squame e molti gioielli, porzione dei quali passarono al Museo Britannico. L'abbazia benedettina di S. Eufemia: non è gran fatto discosta dal villaggetto omonimo; fondata nel 1062, crollò definitivamente nel 1638; il Lenormant (Gr. Grece III, 97) la dà per inghiottita dal mare, da cui dista oggi un km. e mezzo; ma in realtà ne esistono imponenti ruine, che ho replicate volte visitate e meriterebbero uno studio. Da quasi tre secoli disgraziatamente esse sono sfruttate come cava di pietre, di mattoni, e soprattutto di marmi, di cui erano assai ricche. L'abbazia aveva anche una cinta fortificata con torri. L'ultimo colpo ai gloriosi avanzi venne dato dai costruttori della linea ferroviaria Catanzaro-S. Eufemia, che li sfruttarono bestialmente. Un dato per noi di eccezionale importanza, al fine della nostra ricerca, è questo, che il documento di fondazione dell'abbazia la dice eretta nel sito di una vetus civitas, di cui si era perduto il nome, e che non potrebbe essere altro che Terina.
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