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di Filomena Stancati Le tradizioni popolari sono il patrimonio spirituale della nostra gente, "l'archivio dei popoli" diceva Vincenzo Dorsa, letterato cosentino vissuto nell'800. Il loro recupero ed il loro studio, oltre ad essere fonte di cultura popolare, ci consentono di comprendere il processo evolutivo della nostra civiltà attraverso i tempi e attraverso le generazioni. Nicastro possiede un ricco patrimonio di tradizioni che, nella loro varietà, sono state e sono espressione dell'anima del nostro popolo; di esse si trova traccia in tutti i campi dell'attività umana. Negli usi, nelle credenze, nelle leggende, nei proverbi e nei modi di dire, in occasione delle principali feste dell'anno, nei lavori domestici e dei campi, nonostante il progredire della civiltà, l'influsso dei moderni mezzi di informazione e il migliorato tenore di vita, permangono ancora indelebili ed inconfondibili impronte delle più autentiche tradizioni che hanno caratterizzato un'epoca e ci riportano alle origini della nostra identità culturale.
Poiché la maggior parte della nostra popolazione traeva le sue risorse dalla terra, anche se non mancavano gli artigiani, gli operai, e, in minor percentuale, i liberi professionisti e i proprietari terrieri che conducevano vita più agiata, la classe contadina era in massima parte depositaria delle antiche tradizioni contadine che si tramandavano da una generazione all'altra e che venivano rispettate come leggi divine e precetti dei padri. Tali tradizioni si imponevano all'intera popolazione per l'inevitabile contatto sociale e per un complesso di fattori economici, morali, religiosi e civili che hanno sempre condizionato la vita della nostra comunità, come parimenti accade per tutti i popoli della terra. Il miglioramento delle condizioni economiche generali ed il livellamento delle classi sociali dal secondo dopoguerra in poi determinarono quel progresso che ha spazzato via tante abitudini radicate da generazioni e così molte consuetudini, che facevano parte della vita quotidiana del nostro popolo, sono andate perdute. Il tradizionale costume nicastrese della "pacchiana", coloratissimo, indossato con orgoglio dalle nostre contadine, è ormai quasi del tutto scomparso, salvo qualche caso sporadico di persone anziane che non vi hanno mai rinunziato e che hanno continuato a considerarsi appartenenti a quella classe subalterna alla quale per tutta la vita è toccato servire e dipendere dagli altri, con spirito di rassegnazione e con determinata rinunzia ad un possibile riscatto sociale. Del caratteristico costume maschile non si ha più notizia e non si incontra più persona che lo tenga in considerazione da oltre mezzo secolo, ad eccezione che nei gruppi folcloristici. |
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